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Roma Vs Lazio: Storia del Derby

Tra Roma e Lazio molto più di una partita

«A' ma', domenica ce sta er derby!». Così recita il titolo di un libro famosissimo nella Capitale, che parla di storie, protagonisti e curiosità sulla stracittadina romana. Proveremo anche noi a raccontare numeri, aneddoti e volti della partita, Roma - Lazio ça va sans dire, che vale un'intera stagione per giallorossi e biancocelesti. Mai luogo comune fu più veritiero: se vinci il derby, almeno per sei mesi puoi sentirti un eroe. Se lo perdi, beh, come si dice a Roma, «a chi tocca nun se 'ngrugna», quindi bisogna stare allo scherzo e agli sfottò, per strada, al bar, in ufficio e magari anche dentro casa, dove non sempre la fede calcistica viene trasmessa di padre in figlio. Addentriamoci dunque nel clima da derby e cominciamo con un po' di storia.

Le origini: tutto cominciò nel 1929

Roma-Lazio il primo derby nel 1929

Sin dalla prima edizione, il derby tra Roma e Lazio è stato acceso dalla rivalità che ancora contraddistingue le due squadre. Siamo nel 1929, anno del primo torneo a girone unico del campionato italiano e l'8 dicembre al campo della Rondinella (nei pressi dell'attuale stadio Flaminio) si affrontano le due squadre della Capitale. La Roma, nata nel 1927 - per volere del regime fascista - dall'unione di tutte le squadre capitoline, e la Lazio, fondata nel 1900 che aveva rifiutato la fusione con le altre società. Pare sia proprio questo il motivo che diede origine alla discordia. Sia come sia, il primo derby di Roma va ai giallorossi che si impongono per 1-0 con una rete al 73' di Rodolfo Volk, centravanti fiumano arrivato nella Capitale un anno prima. La Roma vince anche il derby di ritorno, a Testaccio, con un 3-1 sotto gli occhi di Benito Mussolini. Alla Lazio tocca invece aspettare fino al 23 ottobre 1932 per la prima gioia, quando supera per 2-1 i cugini, con reti di Demarìa e Castelli. Da lì in poi il conto è arrivato, tra campionato di Serie A e Coppa Italia, a ben 160 derby. È la Roma a essere in vantaggio per partite vinte, 58 contro 43, ma il risultato più frequente è stato il pareggio, arrivato 59 volte.

Uomini e numeri: i primati di Niels Liedholm e Dino da Costa

l’indimenticabile allenatore Nils Liedholm

Ma Roma - Lazio è una gara fatta di passioni ed emozioni: sentimenti che i numeri da soli non riescono a trasmettere. C'è bisogno allora di scavare nel passato e guardare un po' di facce da derby. La prima è quella di Dino da Costa, "jolly" brasiliano (poteva giocare indifferentemente da centravanti, ala e interno di centrocampo) arrivato a Roma nel 1955 e primatista di gol nella stracittadina. Con la maglia giallorossa ne segnò ben 12, record assoluto nella storia di questa partita: 9 arrivarono in campionato, 2 in Coppa Italia e uno in una partita valida per l'assegnazione della Coppa Zenobi, un trofeo in onore del compianto presidente della Lazio Remo Zenobi. Tra i biancocelesti invece il miglior marcatore è Silvio Piola, con un totale di sette gol.

Ci spostiamo in panchina, dove analizziamo il volto di un altro primatista: si tratta di un allenatore, l'indimenticato "barone" Nils Liedholm che guidò la Roma in ben 16 derby. Nemmeno Sven Goran Eriksson e Zdenek Zeman, che ebbero l'onore e l'onere di sedere su entrambe le panchine, sono riusciti a fare meglio di lui, fermandosi a quota 12. Eriksson, però, può vantare un altro invidiabile primato: è l'unico allenatore ad aver fatto en plein di derby in un'unica stagione, quella 1997-98 in cui vinse i quattro confronti di campionato e Coppa Italia sulla panchina della Lazio. Altro record nel segno del 4, quello di Vincenzo Montella, il giocatore che ha segnato di più in un unico derby, quattro reti nella sfida del marzo 2002. Sempre tra i calciatori, invece, il record di presenze non poteva che essere suo. Parliamo di Francesco Totti, che con 39 presenze in gare ufficiali (e 9 reti segnate) è il calciatore che ha giocato più derby di tutti e merita un capitolo a parte.

Francesco Totti, più derby che anni

Francesco Totti più derby che anni

39 anni ancora da compiere, 39 derby giocati e il 40esimo che si avvicina. Francesco Totti è il recordman di presenze nella stracittadina romana. La sua storia con il derby comincia il 6 marzo del 1994, anche se non è un buon esordio: i biancocelesti passano in vantaggio con Signori, ma Totti riesce a procurarsi un rigore dopo una cavalcata sulla fascia al 30esimo del secondo tempo. Sul dischetto va Giuseppe Giannini, capitano e idolo di Francesco, che però per quella volta delude il suo ammiratore. Rigore sbagliato e derby vinto dalla Lazio.

Per il primo gol di Totti, bisognerà aspettare fino al 1998, a novembre. A poco meno di venti minuti dalla fine i biancocelesti sono in vantaggio per 3-1 e con un uomo in più. Totti lascia la sua pesante firma sulla partita e prima serve a Eusebio Di Francesco l'assist per il 2-3. All'81' il delirio: con un colpo di stinco che inganna Luca Marchegiani, fissa il risultato sul pareggio. L'anno dopo, nel 1999 ad aprile, arriva anche la prima vittoria del capitano in un derby e Francesco è ancora una volta protagonista assoluto con due assist per Delvecchio e ancora un gol in zona Cesarini per il 3-1 finale. È la prima di una lunga serie che a Totti consegneranno un altro primato, quello delle vittorie, 13, nei derby della Capitale. In quella serata del 1999, Totti rispetta anche la tradizione non scritta degli sfottò.

Sfottò da derby: purghe e Coppe in Faccia

T'ho arzato la Coppa 'n faccia

«Vi ho purgato ancora!». Così recita la maglietta sfoggiata da Francesco Totti nel suo primo derby vinto, nel 1999: il riferimento è alla rete del 3-3 segnata nell'episodio precedente e a quella realizzata nei minuti finali di quella gara, mettendo al sicuro il risultato. La sua t-shirt dà il “la” a scritte che tappezzano i muri della Capitale, così come avviene ogni volta che una delle due vince il derby. Ad esempio quando la Lazio trionfa nella finale di Coppa Italia del 2013, proprio contro la Roma, la festa dei biancocelesti dura per mesi interi, arrivando addirittura a celebrare un goliardico funerale a Ponte Milvio per la triste sorte dei cugini. E poi gli slogan coniati per l'occasione: Lulic '71 (celebrando l'autore e il minuto della rete decisiva) appare dappertutto, assieme all'altro tormentone: "T'ho arzato la Coppa 'n faccia", una frase che fa il gran salto e diventa anche un libro, che racconta il clima pre e post partita di quel trionfo.

Una rivincita attesa per 13 anni, per la precisione dal  dicembre del 2000, anno in cui il derby d'andata va alla Roma grazie a una clamorosa autorete di Paolo Negro. Una gaffe che, magia del derby, rende il difensore biancoceleste, suo malgrado, idolo della curva Sud. Sulle note di "Vorrei la pelle nera", i tifosi giallorossi gli dedicano una cover che recita più o meno così "Ecco perché, io vorrei…nella mia squadra Negro". A scolpire nella storia quello sfortunato incidente contribuisce anche la cavalcata romanista che porta i giallorossi a vincere il loro terzo scudetto.

I Vip e il derby: da Sabrina Ferilli a Giampiero Galeazzi

lo spogliarello di Sabrina Ferilli

Il Derby Roma - Lazio è anche una partita di gala, e come per ogni happening che si rispetti, i Vip si mettono in passerella per sfoggiare la loro fede calcistica, nelle tribune dello stadio o più semplicemente cimentandosi in un pronostico. Sono tante le celebrità che non nascondono la loro passione per l'una o per l'altra formazione. La più in vista è l'attrice Sabrina Ferilli, che nel 2001 regala un indimenticabile spogliarello al Circo Massimo per celebrare lo scudetto. Sulla sponda laziale risponde Anna Falchi, fan sfegatata dei biancocelesti, pure lei protagonista nei festeggiamenti dello scudetto per la sua squadra del cuore. Romano d'adozione e romanista anche il Mattatore Vittorio Gassman, che probabilmente diventa un "lupacchiotto" dopo aver girato il film "I Mostri" del 1963. Nell'episodio "Che Vitaccia" Gassman interpreta un borgataro che vive di stenti, ma non rinuncia mai (grazie anche ai sacrifici della sua famiglia) a vedere la Roma, finché una volta non rischia di rimanerci secco: i giallorossi segnano e a lui viene il cosiddetto "sturbo", un malore che gli fa perdere conoscenza. Sempre tra le fila degli attori romanisti Alberto Sordi, Carlo Verdone e Valerio Mastandrea, mentre tra i loro colleghi tifano Lazio Dario e Asia Argento, Enrico Montesano ed Enrico Brignano, Nancy Brilli e Pino Insegno.

Merita una menzione d'onore tra i tifosi laziali il giornalista sportivo Giampiero Galeazzi. Corre l'anno 2000, 14 maggio, ultima giornata di campionato: la Juventus ha 71 punti, la Lazio 69. Entrambe giocano contro due provinciali ormai salve e il verdetto sembra già scritto. La Lazio batte la Reggina in tranquillità (3-0) e non sa che, ironia della sorte, sta per diventare campione grazie a un romano che più romanista non si può. Carletto Mazzone, che siede sulla panchina del Perugia e gioca in casa contro la Juventus. La partita viene interrotta per pioggia sullo 0-0 e riprende dopo un'ora di interruzione.

Giampiero Galeazzi, che nel frattempo è al Foro Italico per commentare gli Internazionali di Tennis, non stacca per un secondo le orecchie dalla radiolina e quando il Perugia passa in vantaggio non ci pensa su un secondo. «Mi stavo addormentando in telecronaca per un match di due spagnoli anonimi, quando sento la Juventus che stava perdendo e la Lazio che aveva già battuto la Reggina». Dunque molla la postazione e scappa all'Olimpico, dove attende la fine della partita della Juve assieme ai tifosi e raccoglie esultanze e abbracci. «Non c’era un collega, stavano tutti a Perugia per lo scudetto della Juve e invece lo scudetto era lì, della mia Lazio. E io feci l’unico servizio Rai». Chissà dove lo guarderà il derby "Bisteccone" questa domenica...

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